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L’attenzione è uno dei beni più importanti del 21° secolo, visto che la nostra capacità di concentrazione viene messa alla prova come mai prima. Leggi cosa pensa Prem della nostra attenzione sempre più minacciata.
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Chi sta vincendo la battaglia per ottenere la nostra attenzione?

Nel giro di pochi anni siamo diventati dipendenti dalla nostra tecnologia, costantemente distratti dagli avvisi di messaggi di testo e dalle app di telefonia mobile, incapaci di trovare un momento di pace perché presi nel vortice di richieste della nostra attenzione. In questo video, Prem spiega il modo migliore per navigare in questo mondo moderno così pieno di nuove pressioni e distrazioni.







Egli esplora le conseguenze dello stare a lungo collegati online e la possibilità di concentrarci sull’unico argomento che conta davvero: la pace.

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Guarda Prem
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Prendi il tuo smartphone, lo accendi e vedi quante mail ti sono arrivate, quanti messaggi hai… gli aggiornamenti che hai, le notifiche… bum bum bum, ti guardi le mail, ti guardi i messaggi, guardi questa notifica, quell'altra notifica, e poi… lo spegni, lo metti via e tutto questo finisce, ma non il rumore arrivato da quel portale, è da lì che ti è arrivato, e ora ti risuona tra le orecchie.

Ora pensi:“E questa cosa, è successo quello e vorrei saperne di più e voglio… arrh-arrh!” E la cosa inizia a riguardarti perché ora non riesci più a non pensarci! Se mentre cerchi di prender sonno fuori c'è rumore e viene da un bus che va su e giù per la strada, ti metti i tappi nelle orecchie! Ma che tappi puoi metterti per far cessare il rumore tra un orecchio e l'altro?

Per quello non ci sono tappi, se li metti non bastano! È un tipo di rumore diverso. Ebbene, se davvero l'attenzione è una valuta, quello che le persone descrivono come "venir bombardati, sopraffatti" e così via, allora viene da pensare che vengono derubati. Se l'attenzione fosse denaro, gli stanno rubando quel denaro, quella valuta.

E il ladro chi è? Beh, c'è un ladro che fa entrare gli altri ladri. Si trova proprio in un punto cruciale, all'ingresso, e quando arrivano gli altri ladri lui gli apre la porta. Nelle persone c'è un tale senso di voler essere normali, vogliono essere proprio come gli altri. Così se qualcuno inizia a parlare di qualche argomento attuale, vogliono sapere, preferibilmente prima che quell'altro inizi a parlarne. Potresti dire:“Oh, è la mia vita, a cosa voglio pensare adesso?

Non voglio pensare a questo.” Perché tu… hai questo privilegio nella tua vita, puoi dire:“Non voglio pensare a questo, non voglio che questo mi influenzi, non voglio che questo mi bombardi". In quel modo stai dicendo: “Non voglio più essere derubato, questa porta la chiudo e nessuno avrà la chiave."

Ma il fatto è che vogliamo trovare qualcuno da incolpare di tutto questo, cioè è tutto quello che c'è là fuori: i media, questo, quest'altro, il sistema… Ma anche noi ci giochiamo, ce li teniamo vicini. Hai permesso a te stesso di farti coinvolgere in una cosa di cui hai dimenticato di avere il privilegio di non essere coinvolto, ma per qualche motivo, se diventa un'abitudine, sembra che sia una cosa normale. "Il mio amico ne parlerà… e se mi facessero questa domanda? Voglio sapere tutto anch'io! Tanto quanto ne sa il mio amico.

Cos'è di tendenza in questo momento?" Di tendenza, di tendenza. “Cos'è di tendenza in questo momento?” Vorrei dirti che in questo momento tu sei di tendenza. Il giorno in cui sei nato hai iniziato a essere di tendenza e continuerai ad esserlo fino a quel giorno in cui non sarai più di tendenza. E allora nulla al mondo avrà più importanza per te e il tuo smartphone potrà suonare finché vuole, ma tu non risponderai. Perciò, fintanto che sei vivo, se non comprendi che nella tua vita sei tu la principale tendenza e in che direzione stai andando, magari non sarai “intelligenza artificiale”, ma sei l'intelligenza vera e tu sei responsabile della tua vita, di quello che fai, di quello che pensi.

Dico sempre questo: la capacità di pensare è il dono che ti fa Dio, e ciò a cui pensi è il dono che tu fai a te stesso. Non puoi rinunciare al tuo senso di responsabilità, né alla responsabilità che hai verso te stesso, ma molti non conoscono sé stessi, così non capiscono qual è la loro responsabilità, non capiscono di dover fare una scelta ogni giorno, che in realtà possono scegliere. Perché una persona è sopraffatta quando capisce di non aver più scelta, come se fosse tutto obbligatorio, ma quando puoi scegliere, non c'è problema. Quindi per me si tratta di questo: che anzitutto devi comprendere te stesso e quali privilegi tu abbia e quali diritti tu abbia e che potere tu abbia, che non sei obbligato a credere a tutto ciò, nè a lasciare che il ladro ti derubi.

Allora avresti chiaro che hai il controllo di quello che vuoi metterti a pensare e di quello a cui non vuoi pensare per poter avere una vita equilibrata ogni giorno, ogni ora, una vita che ti appaghi, una vita in cui ti senti a tuo agio, in cui non ti senti sopraffatto, in cui non ti senti pazzo e non ti venga da dire:“Aagh!” Perché nessuno ti sta obbligando, sei tu che lo fai a te stesso, non ce n'è bisogno, proprio nessun bisogno.

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Chi sta vincendo la battaglia per ottenere la nostra attenzione?